Acquisizione remota di personal object stores: questioni di ripetibilità

Autore:Corrado Federici
Carica:L'A. è collaboratore presso il CIRSFID di Bologna
Pagine:345-360
RIEPILOGO

Con l’uso sempre più diffuso del cloud computing un ruolo fondamentale viene svolto dai personal object stores (POS), architetture informatiche che consentono la memorizzazione affidabile dei contenuti degli utenti, grazie a una struttura distribuita in grado di scalare in modo virtualmente infinito utilizzando hardware a basso costo. I POS sono raggiungibili mediante un’interfaccia di... (visualizza il riepilogo completo)

 
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Acquisizione remota di personal object stores:
questioni di ripetibilità
CORR ADO FE DER ICI
SOMM ARI O:1. Introduzione – 2. Cloud Data Imager – 3. Accertamenti tecnici non
ripetibili – 4. Classificazione delle acquisizioni di evidenze digitali – 5. Ripetibilità
delle acquisizioni di personal object store – 5.1. Dropbox – 5.2. Microsoft OneDrive –
6. Conclusioni
1. INT RODU ZIO NE
L’avvento del cloud computing ha realizzato una visione dell’informatica
nata negli anni Sessanta del secolo scorso, secondo cui le risorse computazio-
nali vengono vendute a consumo similmente alle utenze domestiche come
l’energia elettrica o il gas. Ciò è stato possibile anche grazie a un radicale ri-
pensamento degli approvvigionamenti di materiali e delle modalità di gestio-
ne dei data center da parte dei pionieri del cloud come Amazon o Google,
che hanno introdotto livelli di automazione talmente spinti da ridurre il co-
sto orario dei propri servizi a pochi centesimi di dollaro1. A tal riguardo, un
ruolo centrale è stato giocato dai personal object stores - POS, architetture in-
formatiche che consentono la memorizzazione affidabile dei contenuti degli
utenti come documenti o video, grazie ad una struttura distribuita in grado di
scalare in modo virtualmente infinito utilizzando hardware a basso costo2.
Se da un lato tutto ciò ha comportato indubbi benefici per l’utente finale
che può disporre di hard disk virtuali sempre accessibili mediante Internet,
dall’altro ha parimenti aumentato la possibilità che tali aree di storage possa-
no essere utilizzate per ospitare digital evidence - DE, ossia dati di possibile
interesse nel processo penale poiché pertinenti a reati sia prettamente infor-
matici sia “tradizionali”. Sfortunatamente per il digital evidence specialist -
DES le architetture distribuite possono comportare difficoltà insormontabi-
li quando si tratti di ricostruire una visione d’insieme perché ogni object (per
esempio un video) può essere costituito da numerosi file che vengono sparsi
L’A. è collaboratore pressoil CIRSFID di Bologna.
1Secondo le tariffe di Amazon Elastic Compute Cloud, il costo orario di una macchina vir-
tuale con una CPU, 2 Giga Bytes di RAM e sistema operativoLinux (t2.small) è di 3 centesimi
di dollaro +IVA(Regione Ue Francoforte, 10/2016).
2Dropbox, Google Drive e Microsoft OneDrive sono tra le soluzioni più note.
Edizioni Scientifiche Italiane ISSN 0390-0975 ISBN 978-88-495-3285-2
346 Informatica e diritto /Trattamento e scambio della provadigit ale in Europa
all’interno di una quantità di server anche molto numerosa. Ciò comporta la
quasi certa impossibilità di applicare le classiche procedure della digital foren-
sics (DF) per il repertamento fisico delle memorie di massa3, sia perché può
risultare arduo individuare tra tutti i possibili server quali contengano i da-
ti di interesse sia anche per difetti di giurisdizione. È però possibile valutare
una differente strategia che consiste nell’eseguire la copia logica4di contenuti
e metadati5operando da remoto. Infatti i POS sono raggiungibili mediante
un’interfaccia di programmazione basata su web service6che consentono ad
applicazioni create dall’utente di compiere operazioni sugli oggetti come li-
stare il contenuto di una cartella o visualizzare un documento. Un aspetto
di fondamentale interesse per la DF risiede nella proprietà di immutabilità.
Infatti, a differenza dei normali file per i quali le modifiche comportano l’in-
serimento o la cancellazione di un certo numero di byte nella posizione de-
siderata, ogni alterazione di un oggetto7causa dietro le quinte il caricamento
nel POS di una nuova versione dello stesso e conseguente memorizzazione
della versione precedente8. Si intuisce che tale meccanismo, a differenza di
quanto normalmente accade per i file system tradizionali, potrebbe consenti-
re di ricostruire il percorso delle alterazioni occorse ad un oggetto, sia come
contenuto sia come linea del tempo, con conseguenti potenziali benefici per
il DES in termini di conoscenza del caso.
Lo studio dell’interfaccia di programmazione esposta dalle principali piat-
taforme di personal storage9ha dimostrato che essa può essere idonea per la
realizzazione di innovativi strumenti di DF in grado di creare su dispositi-
vo locale una copia logica fedele dell’area dati in cloud, stante la possibilità
3Si tratta della copia sequenziale a basso livello di tutti i settori del reperto, detta anche
copia bit a bit.
4Copia a livello di singolo oggetto o cartella di un file system (a differenza della copia bit
a bit restano esclusi i settori non allocati della memoria di massa).
5I “dati relativi ai dati”, come la data di modifica di un oggetto, possono contribuire a
collocare temporalmente le azioni dell’utente cui si riferiscono e risultare talora più utili dei
contenuti stessi.
6I WS sono canali di programmazione basati sui protocolli standarddi Inter net (HTTPS,
XML, JSON) attraverso cui è possibile inviare comandi ad una piattaforma e ricevere
contenuti, metadati ed informazioni di varia natura.
7Si pensi, per esempio, ad un documento di testo all’interno della cartella Dropbox del
profilo utente.
8Il periodo di mantenimento delle revisioni storiche potrebbe dipendere dal tipo di
servizio sottoscritto.
9Si veda, ad es.: Dropbox, Core API - endpoint reference, 2016.
ISSN 0390-0975 ISBN 978-88-495-3285-2 Edizioni Scientifiche Italiane

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