Sentenza nº 5 da Constitutional Court (Italy), 18 Gennaio 2024

Relatoredalla richiedente e dall’adottando
Data di Resoluzione18 Gennaio 2024
EmittenteConstitutional Court (Italy)

Sentenza n. 5 del 2024 SENTENZA N. 5 ANNO 2024REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE composta da: Presidente: Augusto Antonio BARBERA; Giudici: Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI, Angelo BUSCEMA, Emanuela NAVARRETTA, Maria Rosaria SAN GIORGIO, Filippo PATRONI GRIFFI, Marco D’ALBERTI, Giovanni PITRUZZELLA, Antonella SCIARRONE ALIBRANDI, ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 291, primo comma, del codice civile, promosso dal Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima civile, nel procedimento vertente tra G. S. e A. M., con ordinanza del 17 gennaio 2023, iscritta al n. 62 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 20, prima serie speciale, dell’anno 2023, la cui trattazione è stata fissata per l’adunanza in camera di consiglio del 22 novembre 2023. Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udita nella camera di consiglio del 23 novembre 2023 la Giudice relatrice Maria Rosaria San Giorgio; deliberato nella camera di consiglio del 23 novembre 2023. Ritenuto in fatto 1.– Con ordinanza del 17 gennaio 2023, iscritta al n. 62 del registro ordinanze 2023, il Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima civile, ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, 10, primo comma (in relazione agli artt. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948), e 30 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell’art. 291, primo comma, del codice civile, «nella parte in cui non consente al giudice di dichiarare l’adozione di maggiorenne derogando al limite del divario di età tra adottante ed adottando imposto in 18 anni nei casi di esigua differenza di età». 2.– Il rimettente riferisce che G. S., nata nel 1946, ha chiesto al Tribunale di Firenze di procedere alla dichiarazione di adozione del maggiorenne A. M., rappresentando che questi, nato nel 1963, orfano di madre e il cui padre, G. M., aveva contratto matrimonio con l’istante nel 1968, era sempre vissuto con il padre e, dall’età di 5 anni, anche con la stessa richiedente, che lo aveva accudito e cresciuto come un figlio senza differenza alcuna rispetto alla figlia biologica, nata dal matrimonio con G. M. Nel farsi carico della circostanza che la differenza di età rispetto al figlio del coniuge è pari a 17 anni e 3 mesi, sicché non risulta nella specie pienamente sussistente il requisito del divario minimo di età di 18 anni, imposto dall’art. 291, primo comma, cod. civ., l’istante ha evidenziato che il legame affettivo che esiste tra lei e A. M. merita tutela in ossequio ai principi costituzionali, tra cui quello dell’unità familiare (art. 30 Cost.) e del rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU). 3.– Sull’indicata premessa, il Tribunale rimettente, dato atto delle dichiarazioni di consenso all’adozione espresse all’udienza camerale innanzi al giudice relatore dalla richiedente e dall’adottando, dell’assenso del padre di quest’ultimo e della figlia nata dal matrimonio tra G. M. e G. S., nonché della moglie di A. M., rileva che, nella specie, essendo G. S. nata nel 1946 e A. M. nel 1963, risulta oggettivamente non rispettato il differenziale di età fra la richiedente l’adozione e l’adottando, prescritto dall’art. 291, primo comma, cod. civ. Tuttavia, è pacifica l’esistenza di un lungo e positivo legame di affetto e solidarietà tra gli aspiranti all’adozione, tipico del rapporto genitoriale. Risulta, altresì, evidente, secondo il giudice a quo, il requisito della convenienza all’adozione, ai sensi dell’art. 312, numero 2), cod. civ., trovando l’interesse del figlio del coniuge dell’adottante effettiva e reale rispondenza nella comunione di intenti di tutti i membri della famiglia (si cita la sentenza della Corte di cassazione, sezione prima civile, 3 febbraio 2006, n. 2426). Ciò posto, il Collegio rimettente rileva la «mutata configurazione sociologica» dell’istituto dell’adozione dei maggiorenni nella conseguita funzione «di riconoscimento giuridico di una relazione sociale, affettiva ed identitaria, nonché di una storia personale, di adottante e adottato» e di strumento «volto a consentire la formazione di famiglie tra soggetti che, seppur maggiorenni, sono tra loro legati da solidi vincoli personali, morali e civili, in ossequio ai principi costituzionali dell’unità familiare (art. 30 Cost.) e del rispetto della vita privata e familiare (art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo)». Alla stregua di tali considerazioni, il Tribunale di Firenze ritiene che l’art. 291, primo comma, cod. civ., nella parte in cui non consente al giudice alcuna discrezionalità nel derogare al limite del divario di età, e, di conseguenza, «non permette di dar luogo ad adozione del maggiorenne anche se il difetto della differenza di età richiesta tra adottante e adottando sia minimo (come nel caso di specie, pari a 9 mesi)», presenti possibili profili di illegittimità costituzionale per violazione: 1) degli artt. 2 e 30 Cost., per la lesione sia della capacità dell’individuo di autodeterminarsi, come singolo e nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, tra le quali rientra anche la famiglia, sia del diritto-dovere di mantenere, educare ed istruire i figli, «atteso che nel caso in esame appare evidente il profondo legame tra l’adottante ed il figlio del coniuge che la prima ha allevato ed educato sin da quando questi aveva 5 anni (avendone ad oggi 59), del tutto parificabile ad un rapporto di filiazione»; 2) dell’art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto all’adozione del minore in casi particolari, di cui all’art. 44, commi 1, lettera b), e 5, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), in relazione alla quale il legislatore ha previsto che il giudice possa ridurre il divario di età in presenza di validi motivi attinenti all’unità familiare, con conseguente irragionevole discriminazione tra maggiorenne e minorenne «a fronte della affinità assiologica dei due istituti»; 3) dell’art. 10 Cost., per mancato rispetto della normativa europea ed internazionale cui l’ordinamento giuridico italiano è tenuto a conformarsi (sono evocati l’art. 8 CEDU e l’art. 7 CDFUE, nel rimarcato diritto dell’individuo al rispetto della propria vita privata e familiare, che ha quale corollario il divieto di “ingerenza di una autorità pubblica”, nonché l’art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel diritto di uomini e donne, in età adatta, di fondare una famiglia, definita quale «nucleo naturale e fondamentale della società» che «ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato». 4.– Il rimettente fa menzione quindi della sentenza della Corte di cassazione, sezione prima civile, 3 aprile 2020, n. 7667, che, attraverso una rivisitazione storico-sistematica dell’istituto, ha fornito una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, coincidente con l’intervento additivo auspicato; non ritiene, tuttavia, tale interpretazione praticabile nella chiarezza ed univocità dell’enunciato normativo. L’assenza di una specifica previsione derogatoria, che superi sul punto la rigidità del sistema, non si tradurrebbe neppure in lacuna legislativa, sicché sarebbe precluso al giudice comune di affrancarsi per via meramente esegetica dalla disciplina positiva. 5.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio con atto depositato il 6 giugno 2023, con il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque non fondata. 5.1.– L’interveniente richiama le sentenze n. 500 del 2000 e n. 89 del 1993, con le quali questa Corte ha giudicato conforme a Costituzione la disposizione censurata, esaminando la questione sotto profili identici a quelli in scrutinio, che non potrebbero essere nuovamente posti in discussione. La difesa erariale ricorda che questa Corte ha escluso che possa essere un valido parametro di comparazione, ai sensi dell’art. 3 Cost., il diverso regime dettato in materia di adozione del minore in casi particolari (art. 44, commi 1, lettera b, e 5, della legge n. 184 del 1983). Nel riportare un ampio stralcio della sentenza n. 89 del 1993 – nella parte in cui ha ritenuto che l’adozione dei maggiorenni non implichi «necessariamente l’instaurarsi o il permanere della convivenza familiare» e «non determin[i] la soggezione alla potestà dei genitori adottivi, né impon[ga] all’adottante l’obbligo di mantenere, istruire ed educare l’adottato» –, l’interveniente osserva che il controllo sui requisiti che legittimano l’adozione di persone maggiori di età, all’interno del ristretto potere rimesso al giudice di valutare «se l’adozione “conviene” all’adottando (art. 312 del codice civile)», non comprenderebbe alcun apprezzamento discrezionale dell’“interesse” dell’adottando, né prevederebbe quei controlli “incisivi”, stabiliti invece per l’adozione del minorenne. Risulterebbe, pertanto, giustificata una diversità di disciplina, anche in punto di superamento del limite del divario di età, tra il trattamento del minore – che, ai fini della sua educazione e del suo mantenimento, deve essere collocato...

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