Ordinanza nº 9 da Corte Costituzionale, 31 Gennaio 2020

Relatore:Daria de Pretis
Data di Resoluzione:31 Gennaio 2020
Emittente:Corte Costituzionale
 
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ORDINANZA N. 9

ANNO 2020

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Presidente: Marta CARTABIA;

Giudici: Aldo CAROSI, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI,

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto in relazione all’art. 37, terzo comma, secondo periodo, della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), in ragione della mancata adozione di una legislazione che imponga, nell’ipotesi di referendum abrogativo su leggi costituzionalmente necessarie e, in particolare, sulle leggi elettorali di organi costituzionali e di rilievo costituzionale, la sospensione degli effetti del referendum stesso, allorché – attesa la natura non autoapplicativa della normativa di risulta – sia necessario adottare una disciplina attuativa del risultato del referendum idonea ad assicurare la costante operatività degli organi costituzionali e di rilievo costituzionale, e finché tale disciplina non sia approvata, promosso dai Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Sardegna e Veneto, con ricorso depositato in cancelleria il 7 gennaio 2020 e iscritto al n. 1 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2020, fase di ammissibilità.

Udito nella camera di consiglio del 15 gennaio 2020 il Giudice relatore Daria de Pretis;

deliberato nella camera di consiglio del 16 gennaio 2020.

Ritenuto che i Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Sardegna e Veneto hanno promosso ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato affinché la Corte costituzionale dichiari che non spettava alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, quali titolari della funzione legislativa, il «potere di omettere l’adozione di una legislazione che imponga, nell’ipotesi di referendum abrogativo su leggi costituzionalmente necessarie, e, in particolare, su leggi elettorali di organi costituzionali e di rilievo costituzionale, la sospensione degli effetti del referendum stesso, allorché – attesa la natura non autoapplicativa della relativa normativa di risulta – sia necessario adottare una disciplina attuativa del medesimo, idonea ad assicurare la costante operatività degli organi costituzionali e di rilievo costituzionale, e finché tale disciplina non sia approvata», e, per l’effetto, annulli l’art. 37, terzo comma, secondo periodo, della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), «nella parte in cui non prevede la sospensione de jure degli effetti del referendum approvato, condizionata all’adozione delle misure applicative sufficienti ad assicurare la piena operatività della legge costituzionalmente necessaria, e, segnatamente, della legge elettorale per gli organi costituzionali e di rilievo costituzionale»;

che i ricorrenti premettono di aver depositato, il 30 settembre 2019, presso la cancelleria della Corte di cassazione, la richiesta di referendum abrogativo sottoscritta dai delegati dei Consigli regionali dell’Abruzzo, della Basilicata, del Friuli-Venezia Giulia, della Liguria, della Lombardia, del Piemonte, della Sardegna e del Veneto, concernente alcune disposizioni del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica), della legge 27 maggio 2019, n. 51 (Disposizioni per assicurare l’applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari) e della legge 3 novembre 2017, n. 165 (Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali);

che, con ordinanza del 16 ottobre 2019, l’Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione, ha invitato i delegati dei Consigli regionali a integrare la formulazione del quesito e ha proposto, al fine di identificare l’oggetto del referendum, la denominazione «Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica», assegnando, altresì, termine sino all’8 novembre 2019 per l’anzidetta integrazione e per eventuali osservazioni scritte;

che, con ordinanza depositata il 20 novembre 2019, l’Ufficio centrale ha dichiarato legittima la richiesta di referendum e, il 26 novembre 2019, i delegati dei Consigli regionali hanno ricevuto dalla Corte costituzionale la comunicazione della fissazione della camera di consiglio per la discussione sull’ammissibilità del referendum per il giorno 15 gennaio 2020;

che, quanto ai presupposti soggettivi del conflitto, i ricorrenti affermano la loro legittimazione, ai sensi dell’art. 37, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), richiamando, a sostegno, la sentenza n. 69 del 1978 e, soprattutto, l’ordinanza n. 82 del 2016 della Corte costituzionale;

che non rileverebbe la differenza tra il numero dei Consigli regionali che hanno richiesto il referendum (otto) e il numero di quelli che hanno proposto l’odierno conflitto (cinque), dal momento che l’art. 75 Cost. indica in cinque Consigli regionali il centro di imputazione del potere di iniziativa referendaria;

che i Consigli ricorrenti si sarebbero attenuti alle indicazioni contenute nell’ordinanza n. 82 del 2016, quanto alla necessità di adottare un’apposita delibera di promozione del conflitto, aggiungendo a quest’ultima, in qualche caso, una delibera adesiva...

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