N. 267 ORDINANZA (Atto di promovimento) 27 aprile 2009

 
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IL TRIBUNALE Sulla domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo depositata in data 19 marzo 2009 da SAMAR s.r.l. in liquidazione con sede in Mottalciata (Biella), via Martiri della Liberta' n. 68, in persona del liquidatore rag. Fausto Colombo, elettivamente domiciliato in Biella, via Lamarmora, 21 presso gli avv.ti Carlo e Luca Boggio, a tanto ritualmente autorizzato (ai sensi del combinato disposto degli artt. 161 e 152 l.f.) con delibera dell'assemblea straordinaria dei soci in data 27 febbraio 2009 a rogito notaio Massimo Ghirlanda;

Esaminata la documentazione acquisita;

Sentito il legale rappresentante della societa' ricorrente, comparso all'udienza in camera di consiglio del 2 aprile 2009 (fissata ai sensi dell'art. 162 l.f.);

Dato atto che il p.m., al quale veniva comunicato il ricorso (unitamente al decreto di fissazione della predetta udienza di comparizione), non ha inteso depositare alcun parere ne' rassegnare conclusioni in merito alla domanda di concordato;

Sciogliendo la riserva assunta all'udienza del 2 aprile 2009, ha pronunciato la seguente ordinanza avente ad oggetto il rilievo d'ufficio della questione di legittimita' costituzionale dell'art.

163, primo comma, in relazione all'art. 162, secondo comma, e all'art. 160, primo comma, lett. c) (come modificati dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), per violazione dell'art. 3 Cost.

In punto di fatto deve preliminarmente rilevarsi come possano ritenersi adeguatamente documentate sia la qualifica in capo alla societa' ricorrente di imprenditore commerciale soggetto alle disposizioni sul concordato preventivo, la cui attuale ed effettiva 'dimensione' patrimoniale, economica e finanziaria supera i parametri definitori previsti dall'art. 1, comma 2, l.f. (come modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), sia la prospettata sussistenza di uno stato di crisi, nella specie qualificabile in termini di insolvenza, desumibile dalla messa in liquidazione della societa' e dal deficit patrimoniale emergente dallo stesso contenuto della proposta di concordato. Risultano, del pari, riscontrate la completezza e la coerenza intrinseca del giudizio in ordine alla fattibilita' del piano concordatario formulato nella relazione, ex art. 161, comma 3, l.f., redatta dal dott. Andrea Foglio Bonda in data 19 marzo 2009 (integrata in data 17 aprile 2009): giudizio che - in quanto ancorato ad una ponderata 'validazione esterna' dell'affidabilita' dei dati aziendali e del sistema di rilevazione contabile della societa' ricorrente (anche con riferimento alle perizie di stima delle attivita' immobiliari e mobiliari allegate alla domanda di concordato) ed alla ragionevolezza delle concrete modalita' di esecuzione del piano e dei risultati attesi in termini di entita' e tempi di soddisfazione dei crediti -, risulta idoneo a fornire un adeguato supporto informativo al ceto creditorio chiamato ad esprimere le proprie valutazioni sulla 'convenienza' del piano concordatario.

Sotto tale profilo non appare superfluo evidenziare come la proposta di concordato, nei termini definitivamente prospettati dalla ricorrente all'esito dell'udienza del 2 aprile 2009 (ed ottemperando alle richieste di chiarimenti formulate, ai sensi dell'art. 162, comma 1, l.f., dal tribunale con decreto del 30 marzo 2009: vd.

memoria integrativa depositata il 17 aprile 2009) - risulti riassuntivamente connotata: a) dall'offerta di cessione ai creditori di tutti i beni (aziendali e non) di proprieta' della ricorrente, senza quindi la previsione di apporti finanziari esterni, nel caso di specie 'qualificata', con riguardo al preventivato conseguimento di una plusvalenza patrimoniale quantificata nella proposta in €

1.420.000,00 (vd. in dettaglio i dati del rendiconto finanziario previsionale richiamati nella citata memoria del 17 aprile 2009), dalla deliberata autorizzazione dell'esercizio provvisorio (fino al 31 dicembre 2009) quale modalita' di liquidazione del patrimonio aziendale, ex combinato disposto degli artt. 2487 e 2447 c.c. (vd.

delibera assemblea straordinaria dei soci in data 27 febbraio 2009);

  1. dalla mancata suddivisione dei creditori in 'classi', risultando invero l'intero ceto creditorio collocato nelle due 'categorie' normative dei privilegiati e dei chirografari, le cui prospettive di soddisfacimento in caso di approvazione della proposta (anch'esse criticamente attestate nella relazione integrativa redatta dal dott.

    Foglio Bonda) risultano indicate in termini di pagamento integrale dei primi (tenendo conto anche del calcolo degli interessi maturandi in corso di procedura) e, quanto ai creditori chirografari, nella percentuale (del 51,64 %) risultante dal valore residuo dei beni offerti in cessione, dopo il pagamento delle spese di procedura e dei creditori privilegiati; esulando dall'ambito delle valutazioni da operare in questa sede quella concernente l'individuazione specifica dei creditori muniti di diritto di voto (art. 177, comma 2, l.f.).

    Cio' posto, con specifico riferimento alla predetta mancata previsione di una differenziazione dei creditori chirografari, non puo', tuttavia, non rilevarsi come la proposta di concordato denoti un assoluto deficit motivazionale sul punto; e cio' ancorche' l'oggettiva disomogeneita' degli interessi economici (quantomeno) della massa creditoria rappresentata dagli istituti di credito e di quella dei fornitori 'ordinari' emerga in modo evidente dalle stesse allegazioni fattuali e documentali della ricorrente. In particolare, indubbia valenza logico-induttiva in tal senso riveste il fatto (implicitamente ammesso dalla societa' ricorrente) dell'avvenuta individuazione del 'ceto bancario' quale categoria di creditori destinata a rivestire un ruolo strategico e determinante ai fini della concreta attuazione del pianificato regolamento concordatario dello stato di insolvenza della Samar S.r.l.: ruolo che, invero, gia' nella fase immediatamente precedente al deposito della domanda di concordato, risulta avere di fatto indirizzato (se non addirittura 'condizionato') le piu' recenti scelte gestorie e di ingegneria finanziaria degli organi amministrativi della odierna ricorrente, alcune delle quali effettivamente attuate (vd. la complessa operazione di cessione delle quote di partecipazione della Samar S.r.l. nella controllata CED Italia S.p.A., analiticamente illustrata dal legale della societa' nel corso dell'udienza di comparizione del 2 aprile 2009 e descritta nella memoria integrativa depositata in data 17 aprile 2009) Si evidenzia, infatti, nella citata memoria integrativa che 'nella prima proposta di risanamento - risalente al settembre 2008 - Samar, recependo quelle stime, chiese alle banche non solo il consolidamento del debito esistente, ma anche 'nuova finanza' per circa € 17.200.000, parte della quale - circa €

    4.200.000 - avrebbe dovuto essere destinata a far fronte allo sbilancio patrimoniale di Ced Italia a fine 2009 in dipendenza delle perdite stimate (€ 2.550.000 circa) e degli ulteriori oneri di liquidazione (€ 1.650.000 circa dovuti in gran parte alla necessita' di risolvere anzitempo contratti pluriennali di franchising in essere), posto che per il 'sistema bancario' non sarebbe stato accettabile rifinanziare la capogruppo (Samar) di una societa' eventualmente fallita (Ced Italia). Sebbene senza prendere formalmente posizione le banche, il legale delle banche, avv. Carlo Alberto Giovanardi, faceva sapere all'avv. Luca Boggio che, per le banche assistite, non era accettabile l'utilizzo della nuova finanza per la copertura di perdite e il finanziamento di una liquidazione societaria, potendo essere utilizzata solo per la continuita' dell'esercizio dell'azienda. Fu cosi' che, preso atto dei (comprensibili) vincoli nei quali si trovavano le banche creditrici nel rifinanziare Samar, si decise di trovare un acquirente per le azioni Ced Italia o per l'azienda da questa posseduta, alfine di trovare la soluzione meno onerosa e piu' rapida tale che rendesse possibile a Samar di accedere al rifinanziamento bancario, condizione necessaria per non cessare l'attivita' aziendale ...'. , altre soltanto programmate (vd. proposta di piano di risanamento aziendale e di riequilibrio finanziario del 'Gruppo Samar', indirizzata agli istituti di credito, datata 18 settembre 2008 e correlativa relazione di 'attestazione' redatta in data 18 dicembre 2008 dal professionista nominato dal Tribunale di Biella ai sensi dell'art. 67, comma 3, lett. d), l.f. nonche' il piano di ristrutturazione definitivo del 24 dicembre 2008) e poi 'assorbite' dalla decisione di deliberare la messa in liquidazione della societa' debitrice e la presentazione della presente proposta di concordato preventivo. Del resto, a fronte della prospettata 'giuridica' omogeneita' di trattamento della categoria dei creditori chirografari, la oggettiva eterogeneita' degli interessi economici, distintamente riferibili al ceto bancario e alla parte residua della predetta comunita' dei creditori, nel caso...

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