Ordinanza del 17 marzo 2008 emessa dal G.u.p. del Tribunale di Torino nel procedimento penale a carico di Mita Ion Reati e pene - Reato di favoreggiamento dell'ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non e' cittadina o non ha titolo di residenza permanente - Indeterminatezza della fattispecie criminosa - Configurazione di una norma...

 
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IL GIUDICE PER L'UDIENZA PRELIMINARE

Nel procedimento n. 12504/03 R.N.R. e 19260/03 R.G. G.i.p. Trib. Torino, a carico di Mita Ion + 6; previa separazione della posizione di quest'ultimo dal procedimento principale, definito con il rito abbreviato in udienza preliminare, in relazione al solo addebito a lui elevato al capo C della richiesta di rinvio a giudizio, ha pronunciato la seguente ordinanza ex art. 23, legge 11 marzo 1953.

Ritenuto in fatto

Mita Ion e' imputato di violazione in concorso dell'art. 12, comma 3, d.lgs. n. 286/1998, in concorso con il gruppo di «passeurs» Calin Gheorghe, Calin Ilie e Malacu George (alias Topriceanu Mihaita, detto Turi Mihai). Dagli atti si evince pero' unicamente un suo coinvolgimento per far espatriare clandestinamente verso l'Inghilterra (paese extra-Schengen) alcuni conoscenti, ed in tale veste avrebbe (richiedendo informazioni a persone rimaste estranee al procedimento) prima ottenuto il consiglio di rivolgersi al gruppo Neascu/Gherghisan; fallito l'esperimento, perche' i «passeurs» non si erano presentati all'appuntamento avrebbe poi ottenuto un appuntamento con il gruppo dei Calin; avrebbe quindi accompagnato i conoscenti nel luogo stabilito perche' potessero salire clandestinamente sul treno nei pressi del bivio della Pronda. Fin dalle prime battute delle indagini e' emerso il coinvolgimento del Mita in «un solo episodio» (ord. g.i.p. 24 luglio 2003, di attenuazione della misura cautelare da custodia in carcere in quella degli arresti domiciliari; in seguito e' stata poi revocata ogni misura, a differenza che per i coimputati «passeurs»). E' evidente dallo svolgersi degli accadimenti (documentati probatoriamente dalle intercettazioni telefoniche e paralleli appostamenti di p.g.) che Mita si e' attivato per agevolare la partenza di quattro persone, non identificate, che dovevano partire insieme, e solo di quelle. In atti - e tenuto conto delle puntuali spiegazioni che egli ha reiteratamente fornito in sede di interrogatorio in relazione agli elementi a suo carico (conversazioni telefoniche intercettate e concomitanti appostamenti di p.g.) - a carico del Mita non vi e' altro; in specie non vi e' alcun elemento che smentisca l'occasionalita' della condotta di favoreggiamento, legata ad una situazione specifica e in relazione alla quale egli stesso ha dovuto rivolgersi a terzi «professionisti» (che venivano pagati per questo), per agevolare parenti o persone a lui legate e senza che vi sia alcun elemento per ritenere che egli abbia percepito a propria volta denaro in cambio dell'aiuto prestato. Anche dai colloqui telefonici pare evincersi l'estraneita' di Mita all'attivita' dei «passeurs», che ha contattato da estraneo e per favorire familiari/utenti a lui vicini. Ne e' spia sintomatica gia' l'opzione dell'accusa di elevare l'addebito di cui all'art. 12, d.lgs. n. 286/1998 in concorso, al capo C con il c.d. gruppo dei Calin e non invece in concorso, al capo A, con il gruppo Neascu/Gherghisan, pure da lui contattato; e cio' perche' solo a mezzo dei Calin egli era infine riuscito nel suo unico scopo, che era di far espatriare le quattro persone che a lui avevano chiesto aiuto.

Sulla rilevanza

Da cio' consegue, come correttamente evidenziato dalla difesa, che:

  1. l'addebito anche a carico di Mita Ion di favoreggiamento dell'immigrazione («atti diretti a favorire l'ingresso in Italia») appare nel suo caso dovuto unicamente alla formulazione unitaria e indistinta del capo C, che riguarda anche i presunti correi Calin Gheorghe, Calin Ilie e Malacu George; formulazione priva di elementi individualizzanti e che in ogni caso non trova corrispondenza alcuna in atti per quanto attiene a Mita Ion, a quanto si desume dalla stessa ricostruzione che dei fatti ha evidenziato il pubblico ministero in sede di discussione del rito abbreviato;

  2. Mita non puo' essere ritenuto concorrente nel reato previsto dall'art. 12, comma 3, d.lgs. n. 286/1998, ma al piu' soggetto che individualmente ha commesso «atti diretti a procurare l'ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non e' cittadina o non ha titolo di residenza permanente», condotta sanzionata autonomamente dal comma 1 dello stesso articolo.

Il capo C e' contestato «da epoca non precisata posteriore all'estate del 2002»; e' pacifico che l'attivazione di Mita per agevolare l'espatrio risale al marzo 2003.

Ne consegue che a Mita e' stata contestata la violazione della disciplina dell'art. 12, comma 1, ultima parte, nella sua formulazione, ex legge 30 luglio 2002, n. 189: quindi, secondo l'opinione che pare ormai prevalente - nonostante un contrario obiter iniziale in Cass., sez. III, 28 novembre 2002, ric. Hoxha, pronuncia che peraltro non affronta direttamente la questione bensi' la sufficienza e idoneita' degli «atti diretti» al fine della rilevanza penale della condotta - quale titolo di reato autonomo e non piu' quale circostanza aggravante della condotta «base» delineata al comma 1. Addirittura in relazione alla vecchia norma, richiamandosi alla ratio e alla storia normativa sottese alle norme penali incriminatrici contenute nel d.lgs. n. 286/1998, gia' si era prospettata una sostanziale autonomia tra fattispecie, in effetti del tutto diverse tra loro; prospettazione non accolta dalla Corte di cassazione a fronte dell'indubbio e primario ostacolo costituito dal tenore letterale della formulazione del vecchio art. 12 (per tutte, Cass. pen. sez. I, 4 dicembre...

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