Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (merito) depositato in cancelleria il 9 ottobre 2007 (della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano) Segreto di Stato - Indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano nell'ambito del procedimento penale sul sequestro di persona di Nasr Osama Mustaf...

 
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Ricorso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano in persona del Procuratore della Repubblica, dott. Manlio Minale, sedente per la carica presso il Palazzo di giustizia di Milano, corso di Porta Vittoria, rappresentato e difeso dal prof. avv. Alessandro Pace, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma, piazza delle Muse n. 8, come da procura a margine del presente atto;

Contro il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore sedente per la carica in Roma, Palazzo Chigi, in relazione:

alla nota prot. n. USG/2.SP/813/50/347 del 26 luglio 2006 del Presidente del Consiglio on. Romano Prodi, pervenuta al Procuratore della Repubblica di Milano in data 1° agosto 2007, con la quale il Presidente del Consiglio pro tempore, con riferimento alle note vicende del sequestro di persona di Nasr Osama Mustafa Hassan, alias Abu Omar avvenuto in Milano il 17 febbraio 2003, comunicava alla Procura di Milano che su tutti i "fatti concernenti il sequestro di Abu Omar", sulle "vicende sopra descritte che lo hanno preceduto" e "in generale (su) tutti i documenti, informative o atti relativi alla pratica delle c.d. "renditions"", era stato apposto il segreto di Stato dal precedente Presidente del Consiglio dei ministri, on. Silvio Berlusconi, e che tale segreto, in data e con modalita' imprecisate, e' stato successivamente confermato dallo scrivente (doc. n. 1);

alla nota prot. n. USG/2-SP/1318/50/347 dell'11 novembre 2005 a firma del precedente Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi (doc. n. 2);

alla "nota per la stampa" del 5 giugno 2007 dell'ufficio stampa e del portavoce del Presidente del Consiglio on. Romano Prodi (doc. n. 3), e, per quanto possa occorrere, in relazione alla direttiva del Presidente del Consiglio pro tempore del 30 luglio 2005 n. 2001.5/19707.

I fatti antecedenti il ricorso per conflitto di attribuzioni del Presidente del Consiglio dei ministri contro la Procura di Milano

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e la Digos della Questura di Milano avevano, sin dalla meta' del 2002, sottoposto a indagini per il reato di cui all'art. 270-bis c.p. Nasr Osama Mustafa Hassan detto Abu Omar, quando improvvisamente, il 17 febbraio 2003, egli scompariva.

La moglie ne denunciava la sparizione dopo un paio di giorni. Le conseguenti indagini si sviluppavano grazie, soprattutto, ad intercettazioni telefoniche ed all'analisi del traffico di telefonia mobile intervenuto nel giorno, nell'ora e nell'area in cui il sequestro era stato consumato.

Quanto alle intercettazioni telefoniche - che erano state disposte nell'ambito delle indagini per reati connessi al terrorismo di cd. matrice islamica a carico dello stesso Abu Omar - emergeva dalle stesse che costui, verso il 20 aprile del 2004, era stato liberato da una prigione egiziana dove si trovava detenuto sin dalla sua scomparsa e si era messo in contatto telefonicamente sia con la moglie sia con un suo correligionario islamico (Elbrady Mohamed Reda), anche lui sottoposto ad indagini ed intercettazioni. Ad entrambi Abu Omar aveva raccontato di essere stato sequestrato, messo su un furgone, bendato e trasportato prima in una base aerea sita a cinque ore circa di distanza da Milano (individuata dagli inquirenti in quella di Aviano) e poi, in aereo, a Il Cairo (previa sosta intermedia nell'aeroporto di Ramstein, in Germania, come pure accertato dagli inquirenti). Durante la detenzione, aveva subito torture e violenze di vario tipo.

L'analisi del traffico di telefonia mobile prendeva spunto dalla dichiarazione di una teste egiziana, la quale aveva visto uno dei rapitori parlare al telefonino. Proprio per tale ragione, l'analisi riguardava il traffico intervenuto nelle "celle" che coprono territorialmente il luogo del sequestro (la via Guerzoni a Milano) e le vie limitrofe, il 17 febbraio e nei giorni precedenti. Era cosi' possibile selezionare, tra migliaia di telefonate e utenze, 17 utenze risultate in contatto tra loro, nel giorno del sequestro. Quasi tutte queste utenze erano state attivate circa un mese prima del sequestro ed avevano cessato di funzionare due giorni dopo la sua consumazione. Sedici di esse risultavano intestate fittiziamente a persone inconsapevoli (cinque o sei alla stessa persona), altre non intestate ad alcuno, una risultava intestata ad una cittadina statunitense.

Lo sviluppo dei dati dei tabulati relativi al traffico telefonico di tali utenze, e di altre utenze risultate in contatto con queste, consentiva di identificare 25 cittadini statunitensi che ne erano intestatari. I loro nominativi venivano individuati attraverso controlli in hotel milanesi siti nelle zone dove i telefonini avevano funzionato in ore notturne, in hotel di altre citta', nonche' incrociando dati relativi alle chiamate effettuate, all'uso di carte di credito, di Viacard autostradali, agli accertati noleggi di autovetture etc. In alcuni hotel, cosi' come presso autonoleggi, venivano anche acquisite copie di alcuni passaporti.

Tra gli utilizzatori di questi telefoni cellulari, alcuni risultavano essere giunti ad Aviano (partendo dalla zona del sequestro) appena quattro o cinque ore dopo il sequestro stesso; altri risultavano solo avere partecipato ai sopralluoghi ed agli studi preliminari in vista del sequestro; l'utilizzatore di uno dei telefoni era il Capo Centro C.I.A. di Milano, a casa del quale - in zona di Asti - veniva eseguita una perquisizione, rinvenendo tracce inconfutabili della preparazione del sequestro (foto del sequestrando durante gli studi preliminari, studio del miglior percorso stradale fino ad Aviano, prenotazioni aeree per il trasferimento dello stesso a Il Cairo, messaggi di posta elettronica dal significato inequivocabile etc.). Attraverso indagini condotte nelle basi militari di Aviano, Poggio Renatico (Ferrara), nonche' presso i Centri Controllo Volo di Linate e Bruxelles, venivano pure individuati i due aerei con cui Abu Omar era stato portato da Aviano a Ramstein e da Ramstein al Cairo, nello stesso giorno del 17 febbraio 2003.

Le ordinanze di custodia cautelare contro i 26 indagati americani - rimasti tutti latitanti - venivano emesse tra il giugno del 2005 ed il 3 luglio 2006, man mano che gli elementi probatori si accumulavano a loro carico.

In alcuni casi, i latitanti appartenevano al personale consolare americano ufficialmente accreditato in Italia o a personale della C.I.A. conosciuto come tale, comunque tutti privi di immunita' in ragione della gravita' del reato (punito con pena superiore ai cinque anni) e della loro qualifica (Consoli o semplici addetti e non Ambasciatori).

Lo sviluppo dei dati relativi al traffico telefonico consentiva anche di accertare che il 17 febbraio 2003, in via Guerzoni, all'ora del sequestro, ed in tre altri giorni precedenti, era stato presente anche un maresciallo appartenente al ROS dei Carabinieri, intestatario di un'utenza che risultava avere agganciato la cella di corrispondenza. Interrogato, il maresciallo del ROS dapprima taceva, in seguito ammetteva di avere partecipato materialmente al sequestro, cioe' a quella che il capo della C.I.A. a Milano (e suo amico-arruolatore) gli aveva presentato come un'operazione congiunta tra C.I.A. e S.I.S.Mi.

Poiche' nelle sue dichiarazioni, relative ai rapporti con il capo della C.I.A., il maresciallo si era riferito ad un colonnello (gia' Capo Centro S.I.S.Mi. a Milano fino all'inizio di dicembre del 2002 e da tempo rientrato nell'Arma dei Carabinieri) quale persona probabilmente al corrente del piano, questi veniva sentito come persona informata sui fatti e riferiva di essere stato destinatario delle confidenze del Capo C.I.A. di Milano, in merito al progetto di sequestro di Abu Omar, progetto che la C.I.A. stava curando insieme al S.I.S.Mi.

Va pero' sottolineato che gia' nel caso delle precedenti indagini, la Procura di Milano il 1° luglio e il 5 novembre aveva richiesto ai Direttori del S.I.S.Mi. e del SISDe di comunicare se, in base agli accordi con la C.I.A., questa fosse tenuta a comunicare al S.I.S.Mi. e al SISDe la presenza sul territorio nazionale italiano di personale dipendente dalla stessa C.I.A. e se, con riferimento al sequestro di Abu Omar, fosse stata segnalata la presenza in Italia di taluni cittadini statunitensi la cui identita' era emersa a seguito delle anzidette intercettazioni telefoniche. Entrambi i Servizi davano alla Procura le informazioni richieste con la prima missiva senza sollevare il benche' minimo rilievo attinente all'esistenza di possibili segreti di Stato sui fatti connessi al rapimento di Abu Omar. Non rispondevano, invece, alla seconda richiesta.

In data 11 novembre 2005, l'allora Presidente del Consiglio dei ministri, on. Silvio Berlusconi, faceva pervenire alla Procura di Milano la seguente nota prot. USG/2-SP/1318/50/347 (doc. n. 2). Oggetto: Procedimento n. 10838/05.21 relativo al sequestro in danno di Nasr Osama Mustafa Hassan, alias Abu Omar (Milano 17 febbraio 2003).

Il direttore del SISMI mi ha informato delle richieste formulategli da codesta Procura della Repubblica nel luglio scorso e nel corrente mese, con riguardo all'argomento indicato in oggetto.

Lo stesso alto Funzionario ha infatti correttamente valutato come per lui non direttamente disponibili determinazioni che investono invece funzioni esclusive del Presidente del Consiglio dei ministri, con connessi responsabilita' e poteri, a mente dell'Ordinamento vigente.

Ho pertanto asseverato i suoi pregressi contegni formali ed...

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