Ordinanza emessa il 14 febbraio 2007 dal tribunale di Grosseto - Sezione distaccata di Orbetello nel procedimento penale a carico di Carta Antonello ed altra Reati e pene - Prescrizione - Reati di competenza del giudice di pace - Reati puniti con la sola pena pecuniaria - Termine di prescrizione di tre anni - Mancata previsione - Violazione del ...

 
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IL TRIBUNALE

Nel procedimento penale iscritto al numero di cui in epigrafe, a carico di Carta Antonello e Terramoccia Fiorella in ordine al reato di cui all'art. 612, comma primo, c.p., sentite le parti, alla pubblica udienza del 14 febbraio 2007, ha dato lettura della seguente ordinanza.

E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 157, comma primo, c.p., come sostituito dall'art. 6, legge 5 dicembre 2005, n. 251, in relazione all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui prevede il termine minimo di prescrizione di anni sei per i delitti e di anni quattro per le contravvenzioni, anziche' di anni tre, anche per i reati puniti con la sola pena pecuniaria attribuiti alla competenza del giudice di pace ai sensi dell'art. 4, commi primo e secondo, d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274.

1) Esposizione dei fatti e rilevanza.

Gli imputati sono stati citati dinanzi a questo Tribunale competente per rispondere del reato di cui all'art. 635, comma 1, c.p.

Il delitto contestato rientra tra quelli indicati dall'art. 4, comma primo, lett. a), d.lgs. cit., ma la competenza appartiene a questo tribunale in composizione monocratica trattandosi di fatti commessi anteriormente al 2 gennaio 2002 (v. art. 64, comma 1). Tuttavia, debbono essere applicate le sanzioni previste per i reati di competenza del giudice di pace, stante il combinato disposto di cui agli artt. 63 e 64, comma secondo, d.lgs. cit.

In particolare, deve continuare ad applicarsi la sola pena della multa, ai sensi dell'ari. 52, comma primo.

Nel presente giudizio sono applicabili le nuove disposizioni per effetto delle quali i termini di prescrizione risultino piu' brevi (v. art. 10, comma terzo, legge n. 251 del 2005).

In punto di rilevanza. si osserva che l'accoglimento della questione di legittimita' costituzionale - nei termini di cui appresso - comporterebbe la prescrizione triennale del delitto per cui si procede, con la conseguenza che dovrebbe essere immediatamente pronunciata la sentenza di non doversi procedere per estinzione dei reato ai sensi dell'art. 129 c.p.p. (il termine massimo di tre anni e nove mesi e', infatti, ampiamente maturato, in quanto il reato risale al 26 maggio 2000) non risultando dagli atti l'evidenza della prova giustificativa di una pronuncia assolutoria piu' favorevole. Diversamente, sulla base del regime normativo vigente, la prescrizione non risulta maturata ne' con riferimento al termine di sei anni di cui al nuovo art. 157, comma primo, c.p., ne' con riferimento al regime normativo vigente all'epoca della commissione del fatto in quanto la prescrizione quinquennale e' stata interrotta con il decreto penale di condanna del 30 ottobre 2003, mentre il termine massimo di sette anni e mezzo (identico in relazione ad entrambe le discipline) non e' ancora scaduto.

Di qui la rilevanza della questione fondata sui motivi che si vanno ad indicare.

2) Non manifesta infondatezza.

L'art. 157, comma quinto, c.p., come sostituito dall'art. 6 legge n. 251/2005, prevede la prescrizione triennale quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria.

I primi commentatori hanno subito evidenziato i problemi relativi all'esatta delimitazione del campo applicativo della norma.

Preso atto del silenzio dei lavori parlamentari sul punto, l'attenzione e' stata accentrata sui reati di competenza del giudice di pace, in relazione alle sanzioni della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilita' (v. art. 52 e ss. d.lgs. n. 274/2000).

Tali sanzioni, in effetti, sono diverse dalle pene ordinarie di natura detentiva e pecuniaria, per cui e' ravvisabile l'unico presupposto applicativo contemplato dalla disposizione di cui al nuovo art. 157, comma quinto, c.p., rappresentato per l'appunto dalla punibilita' del reato per cui si procede con pene diverse da quelle tipiche.

Vi e', in realta', chi ha obiettato che la disposizione de qua non puo' trovare applicazione in ordine alle pene applicabili dal giudice di pace stante il disposto di cui all'art. 58, comma primo, d.lgs. cit., in cui si stabilisce che per ogni effetto giuridico le pene dell'obbligo di permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilita' si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena originaria.

Tale obiezione, pero', non appare condivisibile.

La norma di cui all'art. 58, infatti, prevede soltanto un'assimiliazione quanto agli effetti giuridici, finendo pero' in tal modo per rimarcare, anziche' per negare, la diversa natura giuridica delle pene applicabili dal giudice di pace rispetto alle ordinarie pene detentive.

Il legislatore del 2005, emulando quello del 1981 (v. art. 57, legge n. 689/1981), ha dettato una...

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