Sentenza nº 96 da Constitutional Court (Italy), 03 Giugno 2024

Date03 Giugno 2024
IssuerConstitutional Court (Italy)

Sentenza n. 96 del 2024

SENTENZA N. 96

ANNO 2024

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta da:

Presidente: Franco MODUGNO;

Giudici: Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI, Angelo BUSCEMA, Emanuela NAVARRETTA, Maria Rosaria SAN GIORGIO, Filippo PATRONI GRIFFI, Marco D’ALBERTI, Giovanni PITRUZZELLA, Antonella SCIARRONE ALIBRANDI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 171-bis del codice di procedura civile, promosso dal Tribunale ordinario di Verona, sezione prima civile, nel procedimento vertente tra L. V. e A. K. I., società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, con ordinanza del 23 settembre 2023, iscritta al n. 150 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell’anno 2023, la cui trattazione è stata fissata per l’adunanza in camera di consiglio del 16 aprile 2024.

Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 9 maggio 2024 il Giudice relatore Giovanni Amoroso;

deliberato nella camera di consiglio del 9 maggio 2024.

Ritenuto in fatto

  1. – Con ordinanza del 23 settembre 2023 (r.o. n. 150 del 2023), il Tribunale ordinario di Verona, sezione prima civile, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 171-bis del codice di procedura civile in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 77 della Costituzione.

    Il giudice rimettente riferisce che nell’ambito di un processo ordinario di cognizione era stata convenuta in giudizio una società sportiva dilettantistica per ottenere, in via principale, ai sensi degli artt. 2050 e 2051 del codice civile, o in subordine in forza dell’art. 1218 cod. civ., il risarcimento dei danni subiti dalla parte attrice in conseguenza di un sinistro avvenuto presso il kartodromo gestito dalla convenuta.

    Riferisce ancora il rimettente che la società, nel costituirsi in giudizio, oltre a contestare la domanda proposta sia in relazione all’an che al quantum, deduceva che, al momento del tesseramento, ai clienti è rilasciata un’assicurazione per la tutela dei danni eventualmente occorsi nelle attività svolte nel kartodromo, contratta con la compagnia UnipolSai, che doveva di qui essere considerata unico soggetto legittimato passivo rispetto alla pretesa spiegata in giudizio dall’attrice.

    Il Tribunale evidenzia, in punto di rilevanza, che l’atto di citazione è stato notificato in data 6 giugno 2023, sicché trova applicazione la disciplina dettata dal decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 (Attuazione della legge 26 novembre 2021, n. 206, recante delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata), che ha modificato il rito ordinario di cognizione, introducendo, tra l’altro, il censurato art. 171-bis cod. proc. civ., che impone al giudice di pronunciare, entro quindici giorni dalla scadenza del termine per la costituzione del convenuto, il decreto di fissazione dell’udienza. Mediante tale decreto il giudice, da un lato, verifica la regolarità del contraddittorio e pronuncia, ove occorra, i provvedimenti di cui agli artt. 102, secondo comma, 107, 164, secondo, terzo, quinto e sesto comma, 167, secondo e terzo comma, 171, terzo comma, 182, 269, secondo comma, 291 e 292 cod. proc. civ. e, da un altro, indica alle parti le questioni rilevabili d’ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione, anche rispetto alle condizioni di procedibilità della domanda e alla sussistenza dei presupposti per procedere con rito semplificato.

    Il rimettente sottolinea che la disposizione in oggetto, come attestato anche dalla relazione illustrativa al d.lgs. n. 149 del 2022, è una delle modifiche più rilevanti alla disciplina del processo di cognizione di primo grado tra quelle introdotte dal predetto decreto, poiché ha la funzione di realizzare la concentrazione processuale che caratterizza la nuova fase introduttiva e di trattazione anticipando al decreto di fissazione dell’udienza tutte le verifiche preliminari che il giudice è chiamato a compiere alla prima udienza.

    Il Tribunale di Verona puntualizza, inoltre, che questo provvedimento deve essere emanato obbligatoriamente, come suggerisce tanto l’uso dell’indicativo nella disposizione, quanto la circostanza che, in mancanza, le parti rischierebbero di compiere un’attività processuale inutile nelle memorie depositate prima dell’udienza, ai sensi dell’art. 171-ter cod. proc. civ., qualora fossero solo dopo disposti adempimenti preliminari funzionali a una corretta realizzazione del principio del contraddittorio.

    Ciò premesso, il giudice a quo evidenzia che dovrebbe assumere, nella fattispecie per cui è processo, almeno due dei provvedimenti sottesi alle verifiche contemplate dall’art. 171-bis cod. proc. civ.

    In primo luogo, infatti, in virtù dell’eccezione della parte convenuta sulla legittimazione passiva esclusiva della compagnia UnipolSai, dovrebbe emettere un ordine di integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 107 cod. proc. civ.

    In secondo luogo, poiché la domanda ha ad oggetto il pagamento di una somma di denaro inferiore all’importo di euro 50.000 ed è conseguentemente assoggettata, in virtù dell’art. 3, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile), convertito, con modificazioni, in legge 10 novembre 2014, n. 162, alla condizione di procedibilità della negoziazione assistita, che non è stata esperita, dovrebbe indicare detta questione, rilevata d’ufficio, tra quelle che devono essere oggetto di trattazione nelle memorie di cui all’art. 171-ter cod. proc. civ.

    Senonché il Tribunale dubita della conformità ad alcuni parametri costituzionali dall’art. 171-bis cod. proc. civ.

    1.1.– Innanzitutto, il giudice rimettente assume un contrasto della disposizione censurata con i criteri indicati dalla legge di delega, e, di qui, con gli artt. 76 e 77 Cost.

    A riguardo rileva che l’art. 1, comma 5, lettera i), della legge 26 novembre 2021, n. 206 (Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata), pur indicando principi molto dettagliati relativi alla fase di trattazione, non contempla alcun intervento anticipato dell’autorità giudiziaria prima dell’udienza di comparizione delle parti.

    Sottolinea, inoltre, che i principi di cui all’art. 1, comma 5, lettere da c) a g), della predetta legge n. 206 del 2021, non prevedono tra i possibili contenuti delle memorie delle parti, successive agli atti introduttivi, anche le questioni rilevabili d’ufficio dal giudice.

    Sicché il giudice a quo evidenzia che il legislatore delegante, pur nell’ambito di principi di delega molto dettagliati, non ha contemplato una fase, antecedente all’udienza di prima comparizione, destinata alle verifiche preliminari, che si porrebbe, dunque, quale elemento distonico rispetto all’assetto prefigurato dallo stesso.

    Il rimettente ritiene di dover pertanto verificare se l’intervento operato, con l’inserimento nel codice di procedura civile dell’art. 171-bis, sia coerente con i principi della delega, meno specifici, che riguardano il processo di cognizione di primo grado.

    In primis, si interroga sulla coerenza della norma con l’obiettivo di concentrazione dell’attività processuale individuato tra i principi di delega dall’art. 1, comma 5, lettera a), della legge n. 206 del 2021.

    Osserva, in proposito, che la disposizione censurata realizza detta concentrazione solo nella prima parte del primo comma, laddove impone al giudice di adottare – per quel che rileva nel processo presupposto – un provvedimento integrativo del contraddittorio o di sanatoria dei vizi dell’atto introduttivo, peraltro sacrificando il principio del contraddittorio perché l’emanazione di tale provvedimento avviene inaudita altera parte. Secondo il rimettente non potrebbe del resto prefigurarsi l’applicazione dell’art. 101, secondo comma, cod. proc. civ., in quanto tale disposizione prevede la concessione alle parti di un termine minimo di giorni venti per interloquire sulle questioni rilevate d’ufficio dal giudice, mentre il decreto di fissazione dell’udienza deve essere pronunciato entro quindici giorni dalla scadenza del termine per la costituzione in causa del convenuto.

    Alla luce di tali rilievi, lo stesso rimettente dubita della compatibilità della disposizione censurata con gli altri principi generali indicati dallo stesso art. 1, comma 5, lettera a), della legge delega, ossia quelli della semplicità e dell’effettività della tutela, poiché il giudice assume autonomamente le proprie determinazioni sulle questioni rilevate d’ufficio, senza alcuna interlocuzione con le parti all’esito della quale potrebbe adottare una diversa decisione.

    Di contro, soggiunge il giudice a quo, qualora la norma fosse intesa nel senso del dovere dell’autorità giudiziaria di interloquire previamente con le parti su ciascuna delle questioni rilevate d’ufficio, ciò comporterebbe una dilatazione e non già una contrazione dei tempi processuali, ponendosi comunque in contrasto con le indicazioni generali promananti dal richiamato, generale, principio di delegazione legislativa.

    Il Tribunale osserva, altresì, che la seconda parte del primo comma dello stesso art. 171-bis cod. proc. civ., nel prevedere che il giudice invita le parti a interloquire nelle memorie integrative sulle questioni rilevate d’ufficio, assicura...

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