Sentenza nº 49 da Constitutional Court (Italy), 26 Marzo 2024

Data di Resoluzione26 Marzo 2024
EmittenteConstitutional Court (Italy)

Sentenza n. 49 del 2024

SENTENZA N. 49

ANNO 2024

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta da:

Presidente: Augusto Antonio BARBERA;

Giudici : Franco MODUGNO, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI, Angelo BUSCEMA, Emanuela NAVARRETTA, Maria Rosaria SAN GIORGIO, Filippo PATRONI GRIFFI, Marco D’ALBERTI, Giovanni PITRUZZELLA, Antonella SCIARRONE ALIBRANDI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art.1, commi da 661 a 676, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, nel procedimento vertente tra Assobibe - Associazione italiana tra gli industriali delle bevande analcoliche e altri e il Ministero dell’economia e delle finanze e altri, con ordinanza del 14 novembre 2022, iscritta al n. 4 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell’anno 2023.

Visti gli atti di costituzione di Sibeg srl e di Assobibe - Associazione italiana tra gli industriali delle bevande analcoliche, nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udita nell’udienza pubblica del 7 febbraio 2024 la Giudice relatrice Antonella Sciarrone Alibrandi;

uditi gli avvocati Saverio Sticchi Damiani per Sibeg srl, Marcello Clarich per Assobibe - Associazione italiana tra gli industriali delle bevande analcoliche e l’avvocato dello Stato Amedeo Elefante per il Presidente del Consiglio dei ministri;

deliberato nella camera di consiglio del 7 febbraio 2024.

Ritenuto in fatto

  1. – Con ordinanza del 14 novembre 2022 (reg.ord. n. 4 del 2023), il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi da 661 a 676, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022), in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, «nella parte in cui ha assoggettato ad imposta sul consumo i soli prodotti rientranti nelle voci NC 2009 e 2202 della nomenclatura combinata dell’Unione europea (ossia certe bevande analcoliche) ottenuti con l’aggiunta di edulcoranti, e non anche altri prodotti alimentari diversi dalle bevande ma parimenti contraddistinti dall’aggiunta dei medesimi edulcoranti».

    1.1.– Il TAR Lazio premette di essere stato adito per ottenere l’annullamento del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 12 maggio 2021 (Imposta di consumo sulle bevande edulcorate) e dei modelli a esso collegati, nonché di ogni atto presupposto, connesso o consequenziale, nell’ambito di due distinti giudizi promossi, rispettivamente, il primo da Assobibe - Associazione italiana tra gli industriali delle bevande analcoliche, associazione di categoria che rappresenta le imprese produttrici e distributrici di bevande analcoliche in Italia, nonché da due imprese iscritte a detta associazione (Fonti di Posina spa e Romanella Drinks srl), il secondo da Sibeg srl (società che produce, e commercializza sul territorio siciliano le bevande a marchio “The Coca Cola Company”).

    Riuniti i giudizi in considerazione della connessione oggettiva tra i medesimi, il TAR Lazio si pronuncia, preliminarmente, sulle eccezioni di inammissibilità dei ricorsi, sollevate dalle amministrazioni resistenti nel giudizio principale, e le ritiene tutte prive di fondamento, con conseguente affermazione della rilevanza della questione di legittimità costituzionale sollevata.

    1.2.– In particolare, il rimettente esclude la sussistenza del preteso difetto di giurisdizione in quanto i ricorsi non si risolverebbero – come assunto dalle amministrazioni resistenti – nell’impugnazione di una legge, inammissibile dinanzi al TAR, bensì di un atto amministrativo, presuntivamente affetto da vizi di illegittimità derivata dall’illegittimità costituzionale della legge di cui esso costituisce applicazione. Pertanto, il rimettente rileva, in linea con quanto costantemente affermato da questa Corte e da quella amministrativa, che il medesimo giudice amministrativo è comunque chiamato ad esercitare il potere di annullamento dell’atto, anche in caso di declaratoria di illegittimità costituzionale della norma di legge su cui poggia l’atto impugnato, non essendovi coincidenza fra la questione principale di merito (relativa alla legittimità dell’atto) e la questione, che si rivela pregiudiziale, di legittimità costituzionale della legge.

    Egualmente priva di fondamento sarebbe, poi, l’eccezione di inammissibilità per carenza di interesse ad agire, per asserita assenza di lesività del decreto ministeriale impugnato.

    Le previsioni contenute in quest’ultimo – secondo il Collegio rimettente – sarebbero, all’opposto, idonee a produrre, in via diretta e immediata, una lesione concreta e attuale della sfera giuridica delle ricorrenti, a prescindere dall’adozione di qualsiasi atto applicativo successivo. Tale decreto conterrebbe, infatti, obblighi già di per sé stringenti a carico dei produttori e dei soggetti che commercializzano bevande edulcorate (tra cui, ad esempio, quello di denuncia all’ufficio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli competente territorialmente, nonché quello della redazione di specifici prospetti riepilogativi ove annotare i quantitativi di bevande edulcorate ottenuti nell’impianto di produzione). Gli adempimenti contabili e amministrativi previsti nel decreto sarebbero, peraltro, preparatori e strumentali rispetto alla fase di autoliquidazione e versamento del tributo, sicché priva di rilievo sarebbe pure la circostanza che tale tributo non sia stato ancora applicato in conseguenza di reiterate proroghe del termine fissato per l’acquisto di efficacia della relativa normativa. Sussisterebbe, pertanto, nella specie, un tangibile e concreto interesse delle ricorrenti a una pronuncia sulla legittimità del decreto impugnato, immediatamente produttivo di effetti.

    1.3.– Pure l’eccezione di incompatibilità delle disposizioni censurate con la normativa dell’Unione europea – che, ove accertata, eventualmente anche all’esito di un rinvio pregiudiziale ex art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, potrebbe condurre alla disapplicazione delle stesse e all’annullamento del provvedimento impugnato – sarebbe priva di fondamento.

    Il rimettente ricorda che l’imposta sulle bevande analcoliche contenenti sostanze edulcoranti (cosiddetta sugar tax) rientra nel novero delle imposte speciali sui consumi, relative a «prodotti diversi dai prodotti sottoposti ad accisa» armonizzata, che, secondo la direttiva 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE, gli Stati membri sono abilitati ad applicare a condizione che non introducano alcuna «formalità connessa all’attraversamento delle frontiere».

    Nella specie, la normativa in esame non avrebbe introdotto alcuna formalità connessa all’attraversamento delle frontiere e non si porrebbe, quindi, in contrasto con alcuno dei parametri europei evocati (artt. 49, 56 e 101 TFUE), né con principi di carattere generale. L’imposta si applica, infatti, nella stessa maniera, sia ai prodotti nazionali, sia a quelli di provenienza da Stati membri dell’Unione europea (con ciò si esclude la violazione degli artt. 30 e 110 TFUE), nonché a tutti i prodotti immessi in commercio nel territorio dello Stato (con ciò scongiurandosi la violazione degli artt. 34 e 35 TFUE).

    Pertanto, il giudice a quo ritiene che l’art. 1, commi da 661 a 676, della legge n. 160 del 2019 non possa essere disapplicato, in quanto conforme ai parametri europei evocati, e che non sussistano le condizioni per il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

    1.4.– Con riferimento all’illegittimità derivata del provvedimento impugnato, il TAR Lazio respinge alcuni profili che ritiene, prima facie, manifestamente infondati, alla luce della ricostruzione della disciplina di legge che ha introdotto l’imposta in esame e delle finalità da essa perseguite.

    Il rimettente ricorda che l’art. 1 della legge n. 160 del 2019 ha introdotto, ai commi da 661 a 676, l’imposta sul consumo delle bevande analcoliche, «rientranti nelle voci NC 2009 e 2202 della nomenclatura combinata dell’Unione europea», cui siano state aggiunte sostanze edulcoranti, di origine naturale o sintetica, con l’obiettivo – indicato nella relazione illustrativa al disegno di legge di bilancio integrato 2020-2022 – di ridurre la diffusione dell’obesità e del diabete, correlate all’abuso di zuccheri aggiunti, nonché l’eccessivo uso di sostanze edulcoranti sintetiche, che hanno effetti collaterali dannosi per la salute dell’uomo.

    Il TAR Lazio ritiene, pertanto, manifestamente prive di fondamento le censure di violazione del principio di proporzionalità, rivelandosi tale misura idonea allo scopo di ridurre il consumo delle bevande in questione per preservare al meglio la salute pubblica, in un’ottica precauzionale, nonché necessaria e proporzionata, in assenza di misure omologhe che, a parità di efficacia, producano minori sacrifici a carico delle aziende produttrici e dei consumatori.

    Egualmente ritenuta non idonea a superare il vaglio di non manifesta infondatezza è, inoltre, la censura – anch’essa prospettata dalle ricorrenti – di irragionevolezza della disciplina in esame, in considerazione della prevalente finalità extrafiscale del tributo, costituita dal contrasto di specifiche patologie, nonché della elevata elasticità della domanda di bevande edulcorate, che rende la sugar tax meno penalizzante per il produttore rispetto a qualsiasi nuova imposta gravante sul medesimo, essendo quest’ultima poi traslata economicamente sul consumatore finale.

    Infine, il rimettente non condivide...

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