Sentenza nº 45 da Constitutional Court (Italy), 21 Marzo 2024

RelatoreGiovanni Amoroso
Data di Resoluzione21 Marzo 2024
EmittenteConstitutional Court (Italy)

Sentenza n. 45 del 2024

SENTENZA N. 45

ANNO 2024

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta da:

Presidente: Augusto Antonio BARBERA;

Giudici: Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI, Angelo BUSCEMA, Emanuela NAVARRETTA, Filippo PATRONI GRIFFI, Marco D’ALBERTI, Giovanni PITRUZZELLA, Antonella SCIARRONE ALIBRANDI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 35 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), promosso dal Giudice di pace di Forlì nel procedimento penale a carico di T. T., con ordinanza del 12 dicembre 2022, iscritta al n. 8 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 7, prima serie speciale, dell’anno 2023, la cui trattazione è stata fissata per l’adunanza in camera di consiglio del 20 febbraio 2024.

Visto l’atto d’intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 21 febbraio 2024 il Giudice relatore Giovanni Amoroso;

deliberato nella camera di consiglio del 21 febbraio 2024.

Ritenuto in fatto

  1. – Con ordinanza del 12 dicembre 2022, iscritta al n. 8 del registro ordinanze 2023, il Giudice di pace di Forlì ha sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui prevede che l’imputato possa procedere alla riparazione del danno cagionato dal reato solo prima dell’udienza di comparizione, anziché entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento.

    1.1.– In punto di fatto, il rimettente riferisce di dover procedere nei confronti di una persona imputata del reato di percosse (art. 581 del codice penale), attribuito alla competenza del giudice di pace (art. 4, comma 1, lettera a, del d.lgs. n. 274 del 2000), perché a seguito di un diverbio scaturito per motivi inerenti la circolazione stradale, colpiva con un pugno al volto la persona offesa, senza che dal fatto derivasse una malattia nel corpo o nella mente.

    In particolare, il Giudice di pace evidenzia che all’udienza di comparizione svoltasi il 21 giugno 2021, le parti dichiaravano che erano pendenti trattative e chiedevano un rinvio per la loro definizione; alla successiva udienza del 25 ottobre 2021, veniva confermata la pendenza delle trattative e, contestualmente, il difensore dell’imputato formulava istanza di definizione del giudizio ex art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, riservandosi di formulare l’offerta risarcitoria. Dopo un rinvio disposto per impedimento della difesa, all’udienza del 28 febbraio 2022, prima della formale dichiarazione di apertura del dibattimento, l’imputato formulava banco iudicis l’offerta della somma di trecento euro a titolo risarcitorio, che non veniva ritenuta congrua dalla persona offesa querelante, mentre il pubblico ministero si dichiarava favorevole all’accoglimento.

    Ma, prima di ogni valutazione sull’adeguatezza di tale offerta, il giudice osservava che la stessa sarebbe comunque tardiva perché formulata nel corso dell’udienza di comparizione, anziché prima; a fronte di ciò, il difensore dell’imputato eccepiva l’illegittimità costituzionale dell’art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, per contrasto con l’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che l’offerta risarcitoria possa essere effettuata fino al momento dell’apertura del dibattimento.

    Alla successiva udienza del 12 dicembre 2022, il Giudice di pace di Forlì, in accoglimento di tale eccezione, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, in riferimento all’art. 3 Cost.

    1.2.– Ad avviso del rimettente, la disposizione censurata, nello stabilire che l’imputato debba dimostrare di aver proceduto alla condotta riparatoria prima dell’udienza di comparizione, determinerebbe la violazione dell’art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento tra colui che deve essere giudicato per la commissione di un reato rientrante nella competenza del giudice di pace e l’imputato che provveda alla riparazione del danno cagionato per effetto di un reato attribuito alla competenza del tribunale. In tale ultimo caso, infatti, l’analogo istituto di cui all’art. 162-ter cod. pen. (introdotto dall’art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2017, n. 103, recante «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario»), per i reati di competenza del tribunale, consente di accedere alla dichiarazione di estinzione del reato, se l’imputato abbia interamente riparato il danno entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento.

    Per il giudice rimettente, i due istituti – introdotti in momenti diversi – presenterebbero numerose similitudini, in quanto si applicano a reati procedibili a querela; in entrambi i casi l’imputato deve dare dimostrazione di avere riparato il danno cagionato alla persona offesa e di avere eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato; inoltre, entrambe le disposizioni prevedono che il giudice debba valutare la congruità del risarcimento anche se la persona offesa non abbia accettato l’offerta risarcitoria; infine, in relazione ad entrambe le fattispecie il giudice dichiara l’estinzione del reato, in caso di esito positivo delle condotte risarcitorie.

    Ciò nonostante, soltanto l’art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000 richiede l’anteriorità della riparazione del danno rispetto all’udienza di comparizione, mentre nei giudizi innanzi al tribunale il termine massimo per la condotta riparatoria è quello successivo della dichiarazione di apertura del dibattimento.

    Sotto tale profilo, il rimettente richiama la sentenza n. 206 del 2011 di questa Corte secondo cui lo «“sbarramento” procedimentale rappresentato dall’udienza di comparizione […] risponde non solo alla logica deflattiva, che pure caratterizza la disciplina dettata dall’art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, ma altresì alla necessità di assicurare, per riprendere un’espressione utilizzata dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. pen., Sez. V, n. 41297 del 26 settembre 2008), la “spontaneità” della condotta dell’imputato»; aggiungendo che «[è] in questa prospettiva, del resto, che la Corte di cassazione ha letto l’analogo “sbarramento” previsto dall’art. 62, numero 6), cod. pen. (che prevede, come circostanza attenuante, la riparazione del danno prima del giudizio), ritenendo che lo stesso non dia luogo ad una “irragionevole compressione del diritto di difesa”, ma si ponga “in sintonia con la ratio dell’attenuante, che è di dare rilevanza solo a comportamenti che, precedendo gli sviluppi del giudizio e i condizionamenti derivanti dalle connesse, contingenti esigenze difensive, possano considerarsi sintomatici di ravvedimento” (Cass. pen., Sez. I, n. 3340 del 13 gennaio 1995)».

    Tuttavia, afferma il rimettente, con il progressivo affermarsi dei princìpi in tema di giustizia riparativa e con la previsione anche per i reati di competenza del tribunale, attraverso l’art. 162-ter cod. pen., del medesimo istituto previsto dall’art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, il diverso termine non sarebbe più giustificabile, dando luogo ad una ingiustificata disparità, potendo solo nei procedimenti innanzi al tribunale l’imputato beneficiare di un termine più ampio per evitare la celebrazione del processo e l’inflizione della pena; mentre quello di un reato di competenza del giudice di pace per ottenere il beneficio dell’estinzione del reato deve aver provveduto alle riparazioni ancor prima dell’udienza di comparizione.

    A conforto della disparità segnalata il rimettente rimarca come, in entrambi i giudizi, la spontaneità della condotta riparativa e la valutazione del sincero ravvedimento sarebbero comunque garantiti dall’anteriorità della condotta riparatoria rispetto all’espletamento dell’attività istruttoria.

    Inoltre, la previsione dello sbarramento anticipato sarebbe di per sé irragionevole, in quanto in contrasto con la ratio del processo innanzi al giudice di pace, il quale risponde in via prioritaria a logiche conciliative, proprio per la minore gravità dei reati trattati.

    1.3.– Quanto alla rilevanza della questione di legittimità costituzionale, il rimettente evidenzia che «l’imputato ha formulato l’offerta risarcitoria astrattamente idonea ad eliminare il danno conseguente al reato contestato, dopo la prima udienza, ma comunque prima della dichiarazione di apertura del dibattimento» con la conseguenza che la questione di legittimità costituzionale si pone come preliminare per la prosecuzione del giudizio, in rapporto alla disciplina di cui all’art.162-ter cod. pen., concernente un caso sostanzialmente identico.

  2. – È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata.

    2.1.– In primo luogo, la difesa statale sostiene che l’ordinanza di rimessione difetterebbe di motivazione in ordine alla idoneità della condotta riparatoria dell’imputato a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione; tale accertamento sarebbe espressamente richiesto dal comma 2 dell’art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000.

    In punto di merito, poi, l’Avvocatura osserva come l’assunto della...

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