Sentenza nº 12 da Constitutional Court (Italy), 08 Febbraio 2024

RelatoreGiovanni Amoroso
Data di Resoluzione08 Febbraio 2024
EmittenteConstitutional Court (Italy)

Sentenza n. 12 del 2024

SENTENZA N. 12

ANNO 2024

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta da:

Presidente: Augusto Antonio BARBERA;

Giudici: Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI, Angelo BUSCEMA, Emanuela NAVARRETTA, Maria Rosaria SAN GIORGIO, Filippo PATRONI GRIFFI, Marco D’ALBERTI, Giovanni PITRUZZELLA, Antonella SCIARRONE ALIBRANDI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 55 e 61 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), promosso dal Giudice dell’esecuzione mobiliare del Tribunale ordinario di Palermo, sezione sesta civile, nel procedimento vertente tra R.G.L. L. srl e S. srl in liquidazione e altro, con ordinanza del 24 febbraio 2023, iscritta al n. 68 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell’anno 2023, la cui trattazione è stata fissata per l’adunanza in camera di consiglio del 9 gennaio 2024.

Udito nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2024 il Giudice relatore Giovanni Amoroso;

deliberato nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2024.

Ritenuto in fatto

  1. – Con ordinanza del 24 febbraio 2023, iscritta al n. 68 del relativo registro dell’anno 2023, il Giudice dell’esecuzione mobiliare del Tribunale ordinario di Palermo, sezione sesta civile, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 55 e 61 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), in riferimento agli artt. 24 e 102 della Costituzione.

    Il giudice rimettente premette che, nell’ambito di un’espropriazione forzata presso terzi, la debitrice aveva proposto opposizione all’esecuzione deducendo, tra l’altro, l’impignorabilità dei beni ai sensi dell’art. 55 cod. antimafia, in base al quale a seguito del sequestro non possono essere iniziate azioni esecutive sui beni oggetto dello stesso, sottolineando che, peraltro, l’esecuzione era iniziata dopo la confisca definitiva. Sicché si era evidenziato, nell’opposizione proposta, che, in forza della disciplina dettata dall’art. 52 e seguenti del predetto codice, i creditori, in luogo dell’azione esecutiva ordinaria, avrebbero dovuto proporre domanda di accertamento delle loro pretese dinanzi al giudice della prevenzione, senza che le relative regole potessero ritenersi derogabili in presenza di crediti – come quelli azionati nella procedura esecutiva presupposta – di carattere prededucibile perché sorti dopo l’emanazione del sequestro di prevenzione, alla medesima stregua di quanto avviene nelle procedure concorsuali originate dalla crisi dell’impresa.

    Ciò posto, il giudice a quo osserva, in via preliminare, che l’art. 55 cod. antimafia, piuttosto che un’ipotesi di impignorabilità dei beni, prevede l’improcedibilità dell’esecuzione che può essere, in quanto tale, rilevata anche d’ufficio.

    Considera, tuttavia, il Tribunale di Palermo che, in effetti, a fronte del divieto di agire in executivis, i creditori possono soddisfarsi nell’ambito del procedimento di pagamento dei crediti disciplinato dagli artt. 60 e 61 del predetto codice, che individuano l’organo preposto al pagamento dei creditori, dopo che il provvedimento di confisca è divenuto definitivo, nell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (in seguito, anche: Agenzia).

    Assume, peraltro, il giudice rimettente che sotto tali aspetti, il combinato disposto degli artt. 55, 60 e 61 cod. antimafia potrebbe violare gli artt. 24 e 102 Cost., poiché tali disposizioni assicurerebbero una tutela giurisdizionale incompleta e, dunque, non effettiva ai creditori, i quali potrebbero adire l’autorità giudiziaria solo per contestare il piano di pagamento predisposto dall’Agenzia. In particolare, il vulnus si determinerebbe perché i creditori non avrebbero alcuna tutela giurisdizionale, tanto nella fase antecedente di predisposizione del progetto di graduazione dei crediti, quanto in quella successiva di esecuzione materiale del piano, in una situazione vieppiù pregiudizievole per i titolari di crediti prededucibili – come il creditore procedente nell’esecuzione pendente dinanzi al medesimo giudice ‒ il cui accertamento è compiuto al di fuori della procedura concorsuale.

    Il giudice rimettente sottolinea ulteriormente che il pregiudizio arrecato si disvela con evidenza ancora maggiore avendo riguardo alla differente disciplina prevista per il fallimento (ora, liquidazione giudiziale), nel quale nelle fasi di accertamento e graduazione dei crediti l’attività del curatore è assoggettata a un controllo continuativo da parte dell’autorità giurisdizionale.

    Il giudice a quo osserva, infine, che, pur nell’ambito dell’ampia discrezionalità del legislatore processuale, l’intervento...

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