Sentenza nº 349 da Corte Costituzionale, 16 Luglio 1991

Relatore:Enzo Cheli
Data di Resoluzione:16 Luglio 1991
Emittente:Corte Costituzionale
 
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SENTENZA N.349

ANNO 1991

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Dott. Aldo CORASANITI, Presidente

Prof. Giuseppe BORZELLINO

Dott. Francesco GRECO

Prof. Gabriele PESCATORE

Avv. Ugo SPAGNOLI

Prof. Francesco Paolo CASAVOLA

Prof. Antonio BALDASSARRE

Prof. Vincenzo CAIANIELLO

Avv. Mauro FERRI

Prof. Luigi MENGONI

Prof. Enzo CHELI

Dott. Renato GRANATA

Prof. Giuliano VASSALLI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma secondo; 5, commi primo, secondo, quinto e settimo; 7, comma terzo; 8, comma primo, lettere a), b) e c); 9 e 10 della legge 15 gennaio 1991, n. 30, recante "Disciplina della riproduzione animale" promosso con ricorsi delle Province autonome di Trento e Bolzano, notificati il 27 febbraio 1991, depositati in Cancelleria il 1° e 5 marzo successivi ed iscritti ai nn. 13 e 14 del registro ricorsi 1991.

Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell'udienza pubblica del 7 maggio 1991 il Giudice relatore Enzo Cheli;

uditi l'avvocato Sergio Panunzio per le Province di Trento e BolzanO e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

  1. - Con ricorso notificato il 27 febbraio 1991 la Provincia autonoma di Trento ha sollevato questione di legittimità costituzionale nei confronti degli artt. 1, secondo comma; 5, primo, secondo, quinto e settimo comma; 7, terzo comma; 8, primo comma, lettere a), b) e c); 9 e 10 della legge 15 gennaio 1991, n. 30, recante "Disciplina della riproduzione animale", per violazione degli arti. 8, n 21, 9, n. 10, e 16 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670), delle relative norme di attuazione (in Particolare del d-P.R. 19 novembre 1987, n. 526) e dell'art. 3 della Costituzione.

    Espone la Provincia ricorrente che la legge n. 30 del 1991, al fine di dare attuazione a non meglio specificate direttive comunitarie, oltre a regolare il coordinamento e la tenuta dei libri genealogici nazionali relativi alle varie specie animali - oggetto che viene riconosciuto di indiscussa competenza statale - ha dettato altresì norme di dettaglio in materia di riproduzione animale. Tali norme - a giudizio della ricorrente risulterebbero lesive della competenza legislativa primaria della Provincia in materia di patrimonio zootecnico, nonchè di quella concorrente in materia di igiene e sanità, in quanto la normativa comunitaria del settore, alla quale la legge fa riferimento generico, sarebbe precipuamente rivolta a regolare gli scambi intracomunitari dei riproduttori di razza pura. senza riguardare, se non in via del tutto indiretta, la disciplina in senso stretto della riproduzione animale. Non sussisterebbe, pertanto, secondo la ricorrente, un vincolo di carattere comunitario idoneo a legittimare l'ingerenza del legislatore nazionale in una materia riservata alla competenza provinciale. Tanto più che non é rilevabile una inerzia da parte della Provincia, che ha già da tempo posto in essere una propria normativa in tale materia (leggi prov. 28 dicembre 1984, n. 16, 20 novembre 1987, n. 27 e 14 febbraio 1991, n. 5; della. Giunta provinciale 29 2ennaio 1988, n. 377).

    In ordine agli specifici motivi del ricorso, la ricorrente espone che l'art. 1, secondo comma, della legge n. 30, stabilendo che le disposizioni della stessa legge, "nei limiti in cui attuino la normativa comunitaria", costituiscono norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica, sarebbe in contrasto con l'art. 8, n. 21, dello Statuto dei Trentino-Alto Adige e con le norme di attuazione di cui al d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526, in quanto precostituirebbe un'unica modalità di attuazione della normativa comunitaria, anzichè rimettere alla Provincia l'autonomo adeguamento della propria legislazione alla legislazione statale di attuazione delle norme comunitarie (v. art. 7 del d.P.R. n. 526), determinando, altresì, un improprio intervento statale di carattere generale, destinato ad imporsi su tutta la legislazione speciale, indipendentemente dall'accertamento di una inattività della Provincia tale da comportare l'inadempimento di obblighi comunitari (v. art. 8 del d.P.R. n. 526) .

    Inoltre, la stessa disposizione sarebbe irrazionale e arbitraria - e pertanto in contrasto con i principi costituzionali in materia di competenza provinciale esclusiva e con l'art.3 della Costituzione - dal momento che verrebbe a equiparare in modo generico imprecisate norme comunitarie a norme fondamentali di riforma economico-sociale rendendo equivoca ed indeterminata la statuizione normativa.

    Osserva ancora la Provincia che l'art. 5 della legge n. 30 stabilisce i requisiti di idoneità degli animali destinati alla riproduzione, sia naturale che artificiale (primo comma); prevede che le Provincie autonome, sentito il Ministero dell'agricoltura, possano autorizzare deroghe alla normativa di cui al primo comma "in presenza di specifiche esigenze zootecniche locali" (secondo comma); stabilisce particolari limiti per la fecondazione delle specie equina e suina (quinto comma); dispone che le manipolazioni del materiale riproduttivo e la fecondazione degli equini siano effettuate in centri appositamente autorizzati dal Ministero dell'agricoltura (settimo comma). Osserva, inoltre, la Provincia che quest'ultima disposizione, per un difetto di coordinamento, risulta riprodotta con identica formulazione anche...

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