Sentenza nº 248 da Corte Costituzionale, 28 Novembre 1986

Relatore:Francesco Greco
Data di Resoluzione:28 Novembre 1986
Emittente:Corte Costituzionale
 
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SENTENZA N. 248

ANNO 1986

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Prof. ANTONIO LA PERGOLA, Presidente

Prof. VIRGILIO ANDRIOLI

Prof. GIUSEPPE FERRARI

Dott. FRANCESCO SAJA

Prof. GIOVANNI CONSO

Dott. ALDO CORASANITI

Prof. GIUSEPPE BORZELLINO

Dott. FRANCESCO GRECO

Prof. RENATO DELL'ANDRO

Avv. UGO SPAGNOLI

Prof. FRANCESCO PAOLO CASAVOLA

Prof. ANTONIO BALDASSARRE

Prof. VINCENZO CAIANIELLO, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 7, 8, 11, 13, 14 e 18 legge 29 aprile 1949 n. 264 (Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro e di assistenza dei lavoratori involontariamente disoccupati), modificata dalla legge 10 febbraio 1961 n. 5 (Abrogazione della legislazione sulle migrazioni interne e contro l'urbanesimo nonché disposizioni per agevolare la mobilità territoriale dei lavoratori); 33 e 34 legge 20 maggio 1970 n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), promossi con le seguenti ordinanze: 1) ordinanza emessa il 22 marzo 1979 dal Pretore di Monza nel procedimento penale a carico di Bertuzzi Alberto, iscritta al n. 471 del registro ordinanze 1979 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 230 del 1979;

2) ordinanza emessa il 18 maggio 1979 dal Pretore di Genova nel procedimento penale a carico di Cerofolini Fulvio ed altro, iscritta al n. 540 del registro ordinanze 1979 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 258 dell'anno 1979;

3) ordinanza emessa il 18 maggio 1979 dal Pretore di Genova nel procedimento penale a carico di Magnani Rinaldo ed altro, iscritta al n. 541 del registro ordinanze 1979 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 258 dell'anno 1979;

4) ordinanza emessa il 30 giugno 1981 dal Pretore di Vigevano nel procedimento penale a carico di Palladini Guido, iscritta al n. 639 del registro ordinanze 1981 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 5 dell'anno 1982;

visto l'atto di costituzione di Bertuzzi Alberto nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell'udienza pubblica del 14 ottobre 1986 il Giudice relatore Francesco Greco;

udito l'Avvocato dello Stato Pier Giorgio Ferri per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

  1. - Il Pretore di Monza, nel corso di un procedimento penale a carico di Bertuzzi Alberto, imputato di violazione delle norme sul collocamento, per avere assunto due operai ed un apprendista senza il tramite dell'ufficio di collocamento, con ordinanza del 22 marzo 1979 (R.O. n. 471/79), sollevava questione di legittimità costituzionale degli artt. 14, comma primo, della legge 29 aprile 1949 n. 264 e 33 della legge 20 maggio 1970 n. 300 in relazione agli artt. 3 e 4 Cost..

    Affermata, senza ulteriori spiegazioni, la rilevanza della questione ai fini del decidere, in punto di non manifesta infondatezza ha rilevato, anzitutto, che l'attuale sistema normativo del collocamento prevede la necessità che i lavoratori in attesa di occupazione siano iscritti in apposite liste ed avviati al lavoro ad opera del competente ufficio, a seguito di richiesta del datore di lavoro numerica per categoria; che la possibilità di richiesta nominativa é consentita solo per l'assunzione di lavoratori di concetto o altamente specializzati o appartenenti al nucleo familiare del datore di lavoro.

    Sicché, sussiste la violazione dei citati precetti costituzionali perché la discriminazione tra lavoratori assumibili solo con richiesta numerica e lavoratori per i quali é ammessa la richiesta nominativa non trova adeguata giustificazione e priva i primi della libertà di scelta del lavoro.

    Ha osservato che la Corte Costituzionale, con le precedenti sentenze n. 53/57 e n. 30/58, ha dichiarato la legittimità costituzionale delle norme denunciate ma ha affrontato però solo il tema generale della necessità dell'intervento di un organo pubblico nelle vicende del mercato del lavoro. Ha espresso consenso su tale necessità, trattandosi di assicurare l'equa distribuzione delle occasioni di lavoro e di eliminare le conseguenze della mediazione privata fra offerta e domanda di lavoro. Ha rilevato, comunque, che tali finalità possono essere utilmente conseguite anche con un più limitato intervento, diretto ad accertare l'iscrizione dei lavoratori occupati in apposite liste ed a controllare la legittimità delle condizioni degli instaurandi rapporti, non diversamente da quanto già attualmente accade per i lavoratori per i quali vige la richiesta nominativa.

    Sul punto specifico della richiesta numerica, imposta solo per alcune categorie di lavoratori, ha rilevato che tale sistema conculca la libertà di scelta del datore di lavoro che é garanzia costituzionale, prevista, peraltro, anche dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo e dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e si pone in contrasto con il principio dello "intuitus personae" che é fondamentale in ogni rapporto di lavoro, anche se concluso da prestatori di opera meramente manuale. Inoltre, il suddetto sistema appare anacronistico, come si desume dalle frequenti e numerose deroghe che il legislatore stesso dal 1949 ad oggi vi ha apportato, dalle richieste di modificazioni da più parti avanzate, dai rilievi sulla sua efficienza svolti anche dall'amministrazione competente.

    Il giudice a quo ha anche osservato che negli Stati della C.E.E. la funzione pubblica del collocamento, pur essendo istituzionalmente prevista come necessaria, non preclude al datore di lavoro di scegliere il contraente nelle apposite liste né di rifiutare motivatamente l'assunzione di colui che gli viene avviato dall'ufficio di collocamento.

    Ha concluso nel senso che solo la declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme denunciate, nella parte in cui non consentono l'assunzione nominativa, può restituire alle parti contraenti la loro insopprimibile libertà di scelta, assicurando nel contempo a tutti i lavoratori pari dignità, senza arbitrarie discriminazioni nascenti esclusivamente dal tipo di mansioni.

  2. - Il Pretore di Genova, con le ordinanze del 18 maggio 1979 (R.O. n. 540 e n. 541/79), nel corso di due procedimenti penali a carico di amministratori comunali, imputati della contravvenzione di cui agli artt. 81, 61 e 9 cod. pen., 33 e 38 legge 20 maggio 1970 n. 300, per avere assunto, in ipotesi nelle quali non era previsto il concorso pubblico, lavoratori salariati senza il tramite dell'ufficio di collocamento, ha denunciato, oltre il detto articolo della legge n. 264/49, anche gli artt. 7, 8, 11 e 18 della stessa legge, nonché l'art. 34 della legge n. 300/70; ed ai già ricordati parametri ha aggiunto gli artt. 2 e 16 Cost..

    Dopo avere svolto considerazioni analoghe a quelle del Pretore di Monza, il giudice a quo ha sottolineato che il diritto al lavoro, sancito dall'art. 4 Cost., va inteso da un lato come una pretesa positiva a che siano suscitate occasioni di lavoro e, dall'altro, come pretesa negativa dell'astensione da qualsiasi interferenza nella scelta, nel modo di esercizio e nello svolgimento dell'attività lavorativa (Corte Cost. n. 45/65).

    Sicché, non é corretto collegare al detto precetto costituzionale il sistema di collocamento apprestato dalla legge n. 264/49 in quanto esso non porta alla creazione delle suddette occasioni di lavoro ma solo alla distribuzione delle forze lavorative nell'ambito dei posti disponibili e realizza, inoltre, proprio un'interferenza incompatibile con il suddetto precetto in quanto sopprime il diritto del lavoratore di scegliere liberamente la controparte datoriale.

    D'altra parte, siffatta soppressione costituisce, in violazione dell'art. 2 Cost., disconoscimento di un diritto fondamentale e conculca la personalità e la dignità sociale del singolo, essendo i lavoratori manuali non specializzati considerati alla stregua di merce fungibile.

    Inoltre, nell'attuale momento storico, caratterizzato da un forte movimento sindacale e da efficienti garanzie di tutela giudiziaria dei diritti dei lavoratori, non é fondato il timore che l'avvento di un diverso sistema di collocamento possa risolversi in una causa di sfruttamento della...

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