Sentenza nº 16 da Corte Costituzionale, 02 Febbraio 1982

Relatore:Antonino De Stefano
Data di Resoluzione:02 Febbraio 1982
Emittente:Corte Costituzionale
 
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SENTENZA N. 16

ANNO 1982

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Prof. LEOPOLDO ELIA, Presidente

Prof. EDOARDO VOLTERRA

Dott. MICHELE ROSSANO

Prof. ANTONINO DE STEFANO

Prof. GUGLIELMO ROEHRSSEN

Avv. ORONZO REALE

Dott. BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI

Avv. ALBERTO MALAGUGINI

Prof. LIVIO PALADIN

Dott. ARNALDO MACCARONE

Prof. ANTONIO LA PERGOLA

Prof. VIRGILIO ANDRIOLI

Prof. GIUSEPPE FERRARI

Dott. FRANCESCO SAJA, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt. 12 e 16 della legge 27 maggio 1929, n. 847 (Disposizioni per l'applicazione del Concordato dell'11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l'Italia, nella parte relativa al matrimonio) promossi con le seguenti ordinanze:

1) ordinanza emessa il 28 febbraio 1977 dal tribunale per i minorenni di Roma sull'istanza proposta da Marella Laura, iscritta al n. 353 del registro ordinanze 1977 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 272 del 5 ottobre 1977;

2) ordinanza emessa il 16 marzo 1978 dal tribunale di Treviso nel procedimento civile vertente tra il Procuratore della Repubblica di Treviso e Moro Lorella ed altro, iscritta al n. 278 del registro ordinanze 1978 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 250 del 6 settembre 1978;

3) ordinanza emessa il 13 giugno 1978 dal tribunale di Chiavari nel procedimento civile vertente tra Gianelli Caterina e Di Tullio Cesare, iscritta al n. 465 del registro ordinanze 1978 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3 del 3 gennaio 1979.

Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell'udienza pubblica del 9 dicembre 1981 il Giudice relatore Antonino De Stefano;

udito l'avvocato dello Stato Giorgio Azzariti, per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1. - Con ordinanza 28 febbraio 1977 il tribunale per i minorenni di Roma ha sottoposto al giudizio di questa Corte gli artt. 12 e 16 della legge 27 maggio 1929, n. 847 (recante disposizioni per l'applicazione del Concordato dell'11 febbraio 1929 fra la Santa Sede e l'Italia, nella parte relativa al matrimonio; c.d. legge matrimoniale): l'art. 12, nella parte in cui consente che il matrimonio canonico celebrato da un minorenne, secondo la legge dello Stato incapace di scegliere tale rito, per difetto di età (perché al di sotto dei sedici anni) o per difetto di autorizzazione (se ultrasedicenne), venga trascritto nei registri dello stato civile e consegua quindi effetti civili; e l'art. 16, nella parte in cui non consente che in tali ipotesi la trascrizione, se eseguita, possa venire impugnata.

La questione é stata sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nel corso di un procedimento promosso, con istanza 25 novembre 1976, da Marella Laura, minore ultrasedicenne residente a Cisterna. Costei aveva chiesto al tribunale di essere ammessa, benché non ancora maggiorenne, ai sensi dell'art. 84, secondo comma, del codice civile, a contrarre matrimonio. Nessuno degli interessati essendo comparso alle prime due udienze fissate per la loro audizione, alla terza (20 gennaio 1977) la ricorrente annunciava che il matrimonio era già stato celebrato in chiesa, il 26 dicembre, e quindi regolarmente trascritto. Faceva tuttavia presente che se, per qualunque ragione, l'avvenuta trascrizione si fosse dovuta considerare invalida o comunque impugnabile, ella era pronta a riprendere dinanzi al tribunale la procedura intrapresa.

Prodotto dalla Marella un certificato dell'avvenuta trascrizione, l'ufficiale di stato civile di Cisterna, su richiesta del tribunale, attestava che la trascrizione era stata eseguita in ottemperanza di direttive impartite dalla competente Procura della Repubblica di Latina, in base ad una interpretazione degli artt. 12 e 13 della legge matrimoniale, secondo cui i matrimoni celebrati da minorenni con il rito cattolico, dopo eseguiti gli accertamenti (gli unici richiesti espressamente dall'art. 12) riguardo allo stato libero e alla non interdizione per infermità di mente, andavano senz'altro trascritti.

Ciò premesso in fatto, il tribunale, ai fini della non manifesta infondatezza della eccezione sollevata, osserva che tale interpretazione delle disposizioni impugnate, già accolta in passato dalla giurisprudenza e in parte anche dalla dottrina, nonché dalla prassi amministrativa in materia di pubblicazioni (quando sia la legge dello Stato sia il codice di diritto canonico fissavano egualmente l'età minima per il matrimonio a sedici anni per l'uomo e a quattordici per la donna, e non si contestava la competenza della Chiesa per la eventuale "dispensa" per coloro che tale età non avessero ancora raggiunto), poteva trovare conforto nella lettera delle norme contestate. Ma dopo la sentenza n. 32 del 1971 di questa Corte (con la quale fu dichiarata la illegittimità dell'art. 16 della legge matrimoniale, per contrasto con l'art. 3 della Costituzione, "nella parte in cui stabilisce che la trascrizione del matrimonio può essere impugnata solo per una delle cause menzionate nell'art. 12, e non anche perché uno degli sposi fosse, al momento in cui si é determinato a contrarre matrimonio in forma concordataria, in stato di incapacità naturale") la cennata interpretazione ha perduto ogni attendibilità. A maggior ragione poi ciò va detto, se si considerano le innovazioni introdotte in materia, nel 1975, con la riforma del diritto di famiglia. Mentre infatti - si osserva ancora nell'ordinanza - con la su citata sentenza la Corte ha rivendicato esclusivamente allo Stato la disciplina della capacità dei nubenti a scegliere il rito, l'art. 4 della legge n. 151 del 1975 (riforma del diritto di famiglia), modificando l'art. 84 del codice civile, ha ristretto la capacità al matrimonio, ancorandola rigorosamente, per entrambi i nubenti, alla maggiore età (diciotto anni) o, nel caso di ultrasedicenni, al previo accertamento giudiziale della maturità psico-fisica (unicamente a quello della esistenza di gravi motivi).

Dopo aver ricordato il parere del Ministero di grazia e giustizia, pubblicato anche su riviste giuridiche nel 1976, secondo il quale l'ufficiale di stato civile avrebbe dovuto rifiutarsi, nei casi in questione, di procedere alle pubblicazioni matrimoniali, e alla trascrizione del matrimonio celebrato davanti un ministro del culto cattolico, il giudice a quo osserva che, come anche si é precisato nella sentenza n. 32 del 1971, la scelta, da parte dei nubenti, del rito del matrimonio (religioso anziché civile), avendo un'autonomia concettuale e temporale rispetto al rito stesso, non può essere regolata che dall'ordinamento statale, non da quello canonico, cui l'ordinamento statale fa bensì rinvio (con l'art. 5 della legge matrimoniale e l'art. 82 del codice civile), ma solo per quanto riguarda l'atto di matrimonio, non la fase della scelta del rito, che necessariamente lo precede.

Anche se enunciati, nella sentenza n. 32 del 1971, per l'ipotesi della incapacità naturale, tali principi, data la evidente analogia di situazione giuridica, sicuramente si attagliano anche al caso dei nubenti minorenni. Perciò - conclude l'ordinanza - la efficacia della trascrizione e la inoppugnabilità di quest'ultima, desumibili dal letterale disposto dei suddetti artt. 12 e 16, oltre a violare, per motivi di religione, il principio di eguaglianza in tema di capacità giuridica dei cittadini, darebbero vita a conseguenze aberranti e a situazioni irragionevoli; inoltre, appaiono in contrasto con il nuovo principio di ordine pubblico costituito dalla maturità psico-fisica presunta dalla legge al compimento della maggiore età ovvero accertata dal giudice caso per caso solo dopo il compimento del sedicesimo anno (minimo di età invalicabile).

Quanto alla rilevanza della questione nel giudizio a quo, ad avviso del tribunale basterebbe osservare che ove, accolta dalla Corte costituzionale la eccezione di illegittimità costituzionale, dovesse considerarsi requisito di trascrivibilità (o di valida trascrivibilità) del matrimonio concordatario di un minore di età (come nel caso di specie ultrasedicenne) la preventiva ammissione giudiziaria al matrimonio ex art. 84 codice civile, la Marella dovrebbe proseguire la procedura per ottenere il relativo decreto, in tal modo premunendosi anche contro una eventuale impugnativa (possibile senza preclusione temporale da parte del coniuge ex art. 117 codice civile) della trascrizione.

Adempiute le formalità di rito per le notifiche, comunicazioni e pubblicazione dell'ordinanza di rinvio, con atto depositato il 25 ottobre 1977 é intervenuta in giudizio, per il Presidente del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura dello Stato, chiedendo che la Corte dichiari la questione sollevata inammissibile, per difetto di rilevanza.

Secondo l'Avvocatura, infatti, il giudice a quo non avrebbe, riguardo alla rilevanza, espresso alcun giudizio né dato alcuna motivazione, limitandosi solo ad affermarla apoditticamente. A parte ciò - si sostiene - é innegabile che una eventuale declaratoria di incostituzionalità delle disposizioni impugnate non potrebbe comunque avere alcun effetto sul procedimento in corso. Oggetto del giudizio a quo é infatti l'autorizzazione del matrimonio di un minore che ha compiuto sedici anni e non si vede quindi come, tanto nell'ipotesi in cui il tribunale autorizzi il matrimonio, quanto in quella in cui l'autorizzazione non venga accordata, il diverso problema della trascrivibilità del matrimonio o della impugnazione della trascrizione - su cui verte la eccezione di illegittimità costituzionale - possa incidere sui motivi che giustificano l'autorizzazione.

Prioritaria, peraltro, secondo l'Avvocatura, sarebbe la considerazione che, nel caso di specie, il matrimonio é stato celebrato e trascritto mentre la procedura innanzi al tribunale era ancora in corso. Il giudice a quo, perciò, avrebbe dovuto limitarsi a prenderne atto, dichiarando caducato...

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